Er povero ladro

Nun ce vò mmica tanto, Monziggnore,
de stà llì a ssede a ssentenzià la ggente
e dde d√¨ cquesto √® rreo, quest’√® innoscente.
Er punto forte è de vedejje er core.

Sa cquanti rei de drento hanno ppi√Ļ onore
che cchi de fora nun ha ffatto ggnente?
Sa llei che cchi ffa er male e sse ne pente
√® mmezz’angelo e mmezzo peccatore?

Io sò lladro, lo so e mme ne vergoggno:
per√≤ ll’obbrigo suo sar√¨a de vede
si ho rrubbato pe vvizzio o ppe bbisoggno.

S’aver√¨a da cap√¨ cquer che sse pena
da un pover’omo, in cammio de st√† a ssede
sentenzianno la ggente a ppanza piena.

21 novembre 1833
Sonetti, 1026

 

Giuseppe Gioachino Belli

Come un taglio nel sale

 

Momenti mangiati

Mandando all’inferno

I nostri corpi,

Lasciando cadere le briciole.

Perché da giovani

Ci si vive,

Ci si gioca

Tutto troppo in fretta.

 

Mi mancherai

Tempo appena trascorso

E resteranno

Le briciole che raccolsi

Di nascosto.

 

Brucia come un taglio nel sale

Ridere sul momento

Sapendo che l’hai già perso.

 

GC

Coglie il vento

Coglie il vento
le speranze di chi non comanda,
il pentimento dei codardi,
le lacrime delle madri,
le urla delle bestie,
il senso delle parole,
il rumore degli spari,
la paura della sera,
l’ansia prima del botto,
il silenzio dopo il botto,
la disperazione dopo il crollo,
il fragore del tuono,
l’illusione d’una pace,
il vuoto lasciato dalla fame.
Coglie il vento
e racconta al Dio
che par solo guardare.
                                     Giuseppe Caristena

Non pi√ļ

Non gli riesce a questo campo,
oh mio re,
di partorire i suoi figli
e di rendere gioia coi suoi germogli,
poich√® s’√® spenta l’ultima goccia
di questo mare ormai dissipato,
ridotto a fango e stuprato.
Poich√® non vi son pi√ļ lacrime
per noi
del pianto del cielo.
Non v’√® uomo pi√Ļ
che sappia risvegliarsi
con il vero ardore
dell’antico valore.

Si cammina ancora, sí,
ma sul niente.

                       GC