La Cassazione sul MADE IN ITALY

La dicitura Made in Italy “è permessa infatti esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione… hanno almeno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e in particolare se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità” (tracciabilità che viene assicurata “attraverso l’evidenziazione del luogo di origine di ciascuna fase fase di lavorazion”).

Inoltre, nel settore calzaturiero si specificano dettagliatamente anche le singole fasi di lavorazione, e cioè: “la concia, la lavorazione della tomaia, l’assemblaggio e al rifinizione compiuti nel territorio italiano anche utilizzando pellame grezzo di importazione”.

La Suprema Corte, nel casi di specie, sulla base di queste considerazioni rileva che “per le solette, così come per i gambali, vi sarebbe stata sia l’apposizione di un marchio di imprenditore italiano sia la falsa attestazione di fabbricazione del prodotto in un paese diverso da quello effettivo”.

LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...