La Cassazione sul MADE IN ITALY

La dicitura Made in Italy “è permessa infatti esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione… hanno almeno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e in particolare se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità” (tracciabilità che viene assicurata “attraverso l’evidenziazione del luogo di origine di ciascuna fase fase di lavorazion”).

Inoltre, nel settore calzaturiero si specificano dettagliatamente anche le singole fasi di lavorazione, e cioè: “la concia, la lavorazione della tomaia, l’assemblaggio e al rifinizione compiuti nel territorio italiano anche utilizzando pellame grezzo di importazione”.

La Suprema Corte, nel casi di specie, sulla base di queste considerazioni rileva che “per le solette, così come per i gambali, vi sarebbe stata sia l’apposizione di un marchio di imprenditore italiano sia la falsa attestazione di fabbricazione del prodotto in un paese diverso da quello effettivo”.

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IL TERMINE PER IL RECLAMO EX ART. 183 L. FALL.*

di Giuseppe Caristena

Commento a Cass. civ., Sez. I, 19 marzo 2012, n. 4304 

“La Corte di Cassazione ha finalmente avuto occasione di pronunciarsi sul tema della reale durata dello specifico termine utile per proporre reclamo avverso il decreto di omologazione del Tribunale. Si tratta del reclamo di cui all’art. 183, l. fall., che non indica espressamente alcun termine entro il quale attivarsi. Prima di illustrare le osservazioni e la decisione dei giudici di Piazza Cavour, un paragrafo del presente contributo verrà dedicato all’ormai consolidato principio c.d. “della prevalenza della sostanza sulla forma” con riferimento all’effettiva natura di ciascun provvedimento giudiziario. Nel caso di specie, in effetti, il predetto argomento è fortemente connesso al tema del termine ex art. 183 cit.”

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*Articolo pubblicato in Diritto e Processo – Formazione, 2012, 5, p. 35, Diritto&Diritti e in Persona e Danno

Le norme sul tirocinio breve OPERANO retroattivamente

AGGIORNAMENTO

il 4 luglio scorso il Dipartimento per gli Affari di Giustizia – Direzione generale della giustizia civile – del Ministero della Giustizia, ha diramato la circolare 4 luglio 2012 concernente “Durata del tirocinio previsto per l’accesso alle professioni regolamentate. Interpretazione dell’art 9, comma 6, del d.l. 24 gennaio 2012, convertito con modificazioni dalla l. 24 marzo 2012 n. 27″.

Il Ministero è sceso in campo per sciogliere il seguente dubbio: se la nuova durata di 18 mesi prevista dal decreto Cresci Italia valesse per tutti i tirocini in corso o solo per quelli iniziati dopo il 24 gennaio 2012.

Il Ministero richiama, ora, “i principi generali in materia di successione di leggi nel tempo” e sancisce che “nel caso di specie, deve ritenersi che la norma sia applicabile immediatamente, ovvero anche ai casi di tirocinio iniziato in precedenza”.

La riforma in questione assume di conseguenza valenza generale e va a disciplinare tutti i tirocini previsti per l’accesso alle professioni regolamentate, dovendosi ritenere non più applicabili le disposizioni con essa incompatibili”, conclude il Dipartimento del Ministero.

Leggi il testo della suddetta circolare ministeriale

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Qualche tempo fa’ scrivevo:

Recentemente è stato istituita la pratica forense cd. breve, ossia di durata di 18 mesi.

E’ stato precisato che tale novità non ha effetto retroattivo. Opererà, quindi, solo per i tirocini iniziati dopo l’entrata in vigore della novella (d.l. 24 gennaio 2012 n. 1, convertito dalla l. 27/2012).

LEGGI IL PARERE DELL’UFFICIO LEGISLATIVO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZA

Cassazione Civile, Sez. Un., 22 maggio 2012, n. 8076

La giurisdizione nell’ipotesi di azione avverso le società di rating

 

Con sentenza del 3 aprile 2012 (dep. 22 maggio 2012) le Sezioni Unite di Cassazione hanno statuito, in linea con l’orientamento della giurisprudenza europea, che l’art. 5, n. 3, del Regolamento CE n. 44 del 2001, ai sensi del quale la giurisdizione in materia di illeciti civili dolosi o colposi si individua guardando al “luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire“, dev’essere interpretato nel senso che “per tale luogo si intenda quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo ai luogo dove si sono verificate o potranno verificarsi le conseguenze future di tale lesione”. E quindi, “l’azione proposta contro una società di “rating”, che non ha sede e non opera in Italia, per il risarcimento del danno conseguente all’ipotizzato errore nella valutazione di titoli acquistati fuori dal territorio nazionale è sottratta alla giurisdizione del giudice italiano.

In virtù di tale regola, nel caso di specie i giudici di Cassazione hanno sancito che il luogo in cui è avvenuta la pretesa lesione del diritto degli investitori (ossia il depauperamento dei loro patrimonio) è quello in cui i titoli sono stati acquistati (Londra) ad un valore superiore a quello effettivo (valore desumibile, appunto, dal rating fissato dalle società), senza che rilevi né il luogo in cui ha sede la banca depositaria dei titoli stessi (Bologna), né quello in cui il rating è stato emesso.

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ONORE AL MAGISTRATO GIOVANNI FALCONE

Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992

« La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. » (Giovanni Falcone, in un’intervista a Raitre)