Sentenza Fiat c. Annozero

Di seguito riporto le riflessioni della Prof.ssa Messinetti in merito alla sentenza in oggetto e pubblicate sul corriere della sera a inizio mese.

 

Gentile Direttore, vorrei proporre alcune brevi riflessioni su pochi passaggi, a mio avviso decisivi, della sentenza emessa dal Tribunale di Torino nel caso che ha visto Fiat vs Annozero per un servizio giornalistico in cui sono state confrontate tre autovetture in una prova di velocità. La voce più “pesante” del danno ritenuto risarcibile consiste nel c.d. danno esistenziale della persona giuridica Fiat derivante dalla lesione della sua reputazione; dalla lesione, cioè, di uno dei diritti inviolabili riconosciuti dall’art. 2 della Costituzione. Per tutelare il “valore” giuridico della personalità umana nelle sue proiezioni esistenziali.

LA SENTENZA – La sentenza richiama canoni normativi costruiti pensando all’individuo: è vero che taluni di questi diritti, come quello alla reputazione, possono spettare anche agli enti collettivi e alle persone giuridiche, ma secondo la giurisprudenza più autorevole questo riconoscimento va verificato. Per capire: sarebbe sbagliato negare a priori la configurabilità di un danno esistenziale in capo ad un ente (si pensi, ad es., alla perdita di “simpatizzanti” a seguito di uno scandalo coinvolgente un partito politico), ma occorre verificare caso per caso se ve ne sia il senso. Parlare di danno esistenziale della persona giuridica Fiat significa dire che la Fiat “soffrirebbe” l’impossibilità di vivere come prima una vita individuale e relazionale indipendentemente dai profili economici. Il giudice distingue nella lesione della reputazione il danno patrimoniale da quello non patrimoniale: quest’ultimo, proprio in quanto “esistenziale” consiste in un mutamento della situazione vitale indipendente dalle conseguenze economiche. Questo mutamento si presenta nel nostro caso? Per rispondere ci può essere d’aiuto il riferimento alla sofferenza dei dipendenti, fatto dal giudice per liquidare il danno alla Fiat. In questa ipotesi una sola alternativa mi sembra possibile: o sono le persone fisiche a soffrire e allora la sofferenza non è quella della Fiat come persona giuridica ma quella degli individui; oppure se è la Fiat a risentirne non si vede come questo pregiudizio possa essere diverso da quello economico (per es. la diminuzione della capacità di lavoro del dipendente dovuta alla sofferenza). A ben vedere la sentenza sembrerebbe capire che nel caso di specie la lesione della reputazione è per la Fiat solo un problema patrimoniale quando precisa che il danno consiste nel peggioramento della sua posizione sul mercato, ma poi torna a parlare di danno esistenziale.

DANNO ESISTENZIALE? – Domanda inevitabile: se si tratta di una posizione economica, che senso ha parlare di danno esistenziale? Il c.d. danno esistenziale è una categoria costruita per inserire nel sistema risarcitorio la persona: serve a risarcire ciò che non ha un valore d’uso, non ha un valore di scambio; non essendo possibile quantificare il danno esistenziale (l’essere della persona) con i criteri normali della patrimonialità (quelli dell’avere), la sua valutazione viene rimessa alla discrezionalità del giudice. Ma per quantificare un danno occorre prima verificare che il danno esista. È proprio questo l’errore nella sentenza: non distinguere tra la prova del danno (che non dà) e la sua quantificazione liquidata in via equitativa. Si può dire così che con la valutazione equitativa si arriva a risarcire un danno che non c’è.

Un’ultima notazione: è stato osservato che con la figura del c.d. danno esistenziale il risarcimento viene deviato dalla funzione riparatoria e usato in funzione deterrente. È innegabile che la sentenza di cui stiamo parlando svolga effettivamente una funzione deterrente, ma con questa particolarità: l’effetto dissuasivo non è rivolto contro la commissione di fatti illeciti ma contro l’esercizio della libertà di informazione: il giornalista infatti viene condannato a risarcire un danno che non c’è.”

 

Prof.ssa Raffaella Messinetti – Prof Diritto privato Università La Sapienza su Corriere.it

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