Le conseguenze di Facebook per l’economia italiana: alcuni casi aziendali

Leggo solo oggi questo interessante articolo pubblicato una settimana fa’. Ve lo riporto…

 

Il nuovo conto deposito nato su Facebook
«L’estate scorsa abbiamo deciso che era il momento di avviare la conversazione online con i nostri clienti, fino a coinvolgerli nell’elaborazione di nuovi prodotti».
Luca Schibuola, responsabile web marketing di Banca Ifis, ripercorre le tappe che hanno portato all’elaborazione del conto deposito «Rendimax Like», che consente un rendimento lordo del 4,25% senza vincoli temporali: la somma depositata viene restituita entro 33 giorni “a chiamata”.

«Abbiamo ricevuto diverse proposte. A quel punto abbiamo aperto dei sondaggi nella nostra pagina Facebook e sul nostro sito – continua -. Abbiamo chiesto quale potesse essere la durata ideale di un conto deposito, il rendimento e altre caratteristiche». Era novembre. In un mese di conversazione e consultazione sono stati raccolti oltre 20mila pareri. I clienti sostenevano che il conto deposito ideale dovesse essere svincolabile, soprattutto per le scadenze medie e lunghe, e riconoscere un tasso comunque elevato in caso di svincolo.

Il primo dicembre l’istituto ha messo sul mercato «Rendimax Like», il prodotto che secondo la banca più risponde a queste caratteristiche.
In circa un mese e mezzo sul nuovo conto sono stati depositati 200 milioni di euro. «Abbiamo potuto verificare che il crowdsourcing (un modello dove lo sviluppo di un progetto viene affidato da un’azienda alla community online, ndr) funziona», conclude Schibuola.
La fan page su Facebook di Banca Ifis raccoglie più di 2.500 adesione. Il gruppo – che oggi controlla anche Toscana Finanza e Fast Finance – conta circa 400 dipendenti e nei primi mesi del 2012 ha intenzione di crescere di un altro 25% mediante nuove assunzioni.

L’azienda community
L’idea di riunire una community online intorno al mondo dei fuoristrada e dei quattroruote è nata per passione, la sua realizzazione, fino all’idea di farne una piccola impresa, sarebbe stata impossibile senza Facebook. Fino a due anni fa Alessandro Frabetti, 44 anni, bolognese, si occupava di importazione dagli Stati Uniti di ricambi e accessori per auto senza far affidamento sul passaparola dei social network.
«A un certo punto, quasi per caso, ho deciso di aprire una pagina Facebook personale, che radunava gli appassionati di Jeep e quattroruote – racconta -. Ho visto che funzionava, perchè la pagina in poco tempo ha raggiunto migliaia di “Like” (i contatti degli utenti che scelgono di rimanere aggiornati seguendo gli aggiornamenti della pagina, ndr). A quel punto, era maggio, ho deciso di aprire una nuova società ad hoc. E insieme a lei, una fan page sul social network».

L’azienda si chiama 4WD Italia ed è una realtà molto piccola, conta tre dipendenti e diversi collaboratori. Il suo business è l’importazione di accessori e ricambi per Jeep dagli Stati Uniti. Due terzi del fatturato arriva da Facebook.
Come? «Abbiamo una fan page dove aggiorniamo la nostra community. Il segreto è saperla gestire. Non è come fare e-commerce, per coltivare la relazione con chi partecipa al social network occorre un frequente aggiornamento e andare oltre all’offerta di prodotti. Ci sono anche quelli, ovviamente, ma sulla nostra pagina gli appassionati trovano soprattutto foto e filmati. Per vendere, anche dalla mia pagina personale, utilizzo molto la chat».
I social network consentono a piccole aziende di incontrare migliaia di clienti grazie al passaparola. E’ il caso, tra gli altri, di FotoDiscount. Il sito offre la stampa di foto digitali e la realizzazione di foto libri e fotogadget. Ha 8 dipendenti e negli anni della crisi ha aumentato le vendite.

L’economia delle apps
L’economia di Facebook abbraccia anche il mondo delle applicazioni, dove le protagoniste sono le aziende di sviluppatori, ovvero laboratori creativi che realizzano idee da rilasciare sulla piattaforma.
Per quanto riguarda il social network in Italia, secondo la ricerca di Deloitte questa fetta rappresenta 200 milioni di euro di fatturato e duemila posti di lavoro. Sheryl Sandberg, l’influente Coo di Facebook, nel commentare i dati della ricerca, e concentrandosi in particolare sulle opportunità di lavoro legate alla diffusione del web 2.0, ha citato l’esempio di Zynga, una società di San Francisco nata nel 2007 che realizza videogiochi integrati con i social network e che oggi ha raggiunto 2.800 dipendenti nel mondo.
In questo senso Facebook abilità nuove realtà di business. Un altro caso celebre è la tedesca Wooga, oggi il terzo sviluppatore di videogiochi per la piattaforma.

L’economia delle applicazioni ha trovato un volano con la nascita di telefoni evoluti come l’iPhone e i negozi digitali. Il più recente sviluppo di Facebook riguarda l’introduzione di “Timeline”, una nuova veste grafica per i profili personali sulla quale da pochi giorni hanno debuttato le applicazoni. Tra le prime, Tripadvisor, una guida per i viaggi fatta con i consigli degli utenti, Foodspotting, una community dedicata all’alimentazione, e Pinterest, che riunisce storie per immagini. Facebook ha aperto alle applicazioni esterne: dunque qualunque sviluppatore potrà sottoporre le sue idee all’azienda di Palo Alto.

 

Di Luca Salvioli sul Sole24Ore.it del 3 febbraio 2012

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