Manila, i bambini della città del carbone

Nella capitale filippina in migliaia vivono raccogliendo legno tra i rifiuti e trasformandolo in carbone. Tra di loro molti minori esposti a ogni sorta di sostanza tossica.

Questa ragazza coperta di fuliggine aveva sei anni quando è stata scattata la foto, ma non conosceva la data esatta del suo compleanno, racconta il fotografo Hartmut Schwarzbach di Argus Fotoarchiv. Invece di andare a scuola, aiutava la famiglia cercando rottami metallici da rivendere. Il fuoco alle sue spalle è fatto di pneumatici bruciati.

Tra le iniziative del progetto PEARLS c’è un programma per festeggiare i compleanni dei bambini di Ulingan: torte, candeline, gelati, regali e canzoni. “Per quasi tutti i bambini della bidonville”, dice Melissa Villa, fondatrice dell’associazione no-profit, “il compleanno passa senza una festa, e spesso senza neanche che lo sappiano”.

Gli abitanti della comunità di Ulingan occupano illegalmente la zona da 15 anni. Il governo ha cercato più volte di sfrattarli, proponendo loro di trasferirsi “in province lontane dove non vogliono andare”, dice Villa.

La loro attività di produzione di carbone vegetale viola la legge filippina, ma gli occupanti hanno raggiunto un accordo con le autorità: possono restare per tre anni se smetteranno di bruciare la legna in fosse a cielo aperto e cominceranno a usare fornaci meno inquinanti alimentate a gusci di noci di cocco. Ma ciascuna di queste fornaci costa intorno ai 1.500 euro, e la comunità ritiene di dover raccogliere fondi per acquistarne almeno dieci.

La ricercatrice Marife Ballesteros sostiene che il governo dovrebbe aiutare i produttori di carbone vegetale ad acquistare strumenti di lavoro che riducano l’inquinamento. Per Jean Kim Chaix di The Charcoal Project, è possibile incentivare la produzione sostenibile di carbonella negli slum, ma per ciascuna comunità andrebbe approntato un business plan specifico. “Bisogna progettare un prodotto più economico ma efficace quanto quello che già usano”, dice. “La cosa difficile è creare incentivi per il passaggio al nuovo prodotto. Non esiste una formula buona per tutti”.

di Jeff Smith su nationalgeographic.it

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